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CETA: non è troppo tardi per fermarlo

Eccoci ancora qui, cercando di fermare l’accordo commerciale UE-Canada (CETA).

Una battaglia che dura da tempo. Il CETA è stato proposto per la prima volta nel 2009. Successivamente è stato soprannominato il “fratellino” del più famoso accordo UE-USA (TTIP). Èd altrettanto brutto: include anche l’ISDS, l’oscuro sistema di “tribunali per le imprese” che consente alle multinazionali di fare causa agli stati che difendono i propri cittadini.

Proprio come il TTIP, il CETA contiene inoltre clausole sulla “cooperazione” normativa (tradotto: dare alle aziende voce in capitolo nella scrittura delle regole, in modo che siano il meno restrittive possibile) e clausole che rischiano di impedire ai paesi di uscire dalle privatizzazioni.

Grazie a una delle più grandi mobilitazioni di attivisti sui temi della politica commerciale, durante la quale 3,4 milioni di persone hanno firmato una petizione, siamo riusciti a congelare il TTIP.

E siamo andati vicino anche a fermare il CETA, quando la regione belga della Vallonia ha minacciato di respingere l’accordo. Ma grazie ad alcuni ritocchi dell’ultimo minuto (che non portano alcun cambiamento sostanziale) il CETA è ora in “attuazione provvisoria”, in attesa della ratifica da parte di tutti i Parlamenti degli stati membri dell’UE.

La lotta dunque è ancora attiva. Molti paesi non hanno ancora ratificato, fra cui l’Italia. Basta che un solo paese bocci il trattato e salta tutto.

La Francia ha perso la sua occasione, ratificando il CETA in un clima di forti contrasti parlamentari e di grande mobilitazione cittadina. Molti altri paesi restano alla finestra: la Germania ad esempio, dove i nostri attivisti stanno lavorando duramente per convincere i membri del Bundestag a dire “nein” al CETA. Nei Paesi Bassi, il governo di Mark Rutte potrebbe sostenere il CETA, ma la coalizione ha perso la maggioranza al Senato, il che significa che ora la sconfitta è una possibilità realistica. In Italia il governo oggi in carica aveva promesso di bocciare il trattato, ma si è rimangiato tutto e ora ha paura di tirarlo fuori dal cassetto in cui lo ha chiuso, impedendone la discussione in Parlamento. Per saperne di più, vai sul sito della campagna italiana contro TTIP e CETA!

Quindi, anche se la lotta contro il CETA è ad un punto critico, non è ancora finita. Per portarla avanti firma la petizione contro l’ISDS!