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Trivelle e arbitrati, l’Italia non paga più se la causa viene da privati con sede in UE

 

Di recente abbiamo visto le compagnie dell’oil&gas minacciare arbitrati internazionali contro l’Italia per l’emendamento al Dl Semplificazioni che sospenderebbe per 18 mesi le ricerche di idrocarburi.

Il caso Rockhopper, tramite cui l’impresa britannica chiede 350 milioni di dollari di risarcimento in opache sedi arbitrali al nostro paese per averle vietato di trivellare entro le 12 miglia dalle coste abruzzesi, viene citato come simbolo da emulare. La Rockhopper stessa si mostra baldanzosa e fiduciosa di recuperare l’investimento che lo stato – anche se per ragioni ambientali – le ha fatto perdere.

Ma dal 15 gennaio scorso sono cambiate le cose, e nessun investitore con sede nell’Unione europea può più fare causa a un altro stato membro utilizzando la clausola arbitrale contenuta nei trattati commerciali e sugli investimenti.

Per scoprire cosa è cambiato leggi l’approfondimento.

Resta la contraddizione di tutti gli altri trattati commerciali, come il CETA. Per questo centinaia di organizzazioni, movimenti e sindacati stanno promuovendo una petizione europea contro l’ISDS. In Italia, l’iniziativa va di pari passo con la richiesta costante al Parlamento di bocciare il CETA prima delle elezioni europee.